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Anno XIV - Num. 63 - 30 marzo 2026 Politica e società

Procreazione medicalmente assistita medici e giuristi chiedono la revisione della legge 40 e una rete territoriale più forte al congresso “Percorsi: The Paths of Reproductive Health”

di Redazione TrinacriaNews

Palermo, 29 giugno 2026 – Si è concluso all’Auditorium Officine Bellotti il congresso “Percorsi: The Paths of Reproductive Health”, che per due giorni ha riunito ginecologi, biologi, psicologi, giuristi e rappresentanti istituzionali per discutere le nuove frontiere della Procreazione medicalmente assistita e le implicazioni etiche, sociali e normative legate alla denatalità. Accanto ai moduli scientifici che hanno visto la partecipazione di più di 120 iscritti tra ginecologi, specializzandi in ginecologia e biologi, il momento più atteso dell’evento organizzato dal Centro Interaziendale di Procreazione medicalmente assistita e dal Centro Genesy di Palermo è stato il dibattito “Diritti, confini e prospettive”, che ha messo a confronto medici e avvocati sulle criticità della normativa vigente e sulle prospettive di riforma.

Dalla discussione è emersa una posizione condivisa: la legge 40 del 2004, più volte modificata negli anni, non rispecchia più la realtà sociale e familiare del Paese. I giuristi hanno sottolineato come la PMA sia oggi il luogo in cui si intrecciano diritti fondamentali – dalla salute della donna alla tutela dell’embrione, dal consenso informato alle nuove forme di famiglia – e come sia necessario un intervento parlamentare che aggiorni la normativa in modo organico.

Uno dei punti più discussi riguarda l’accesso alla PMA per le donne single. La recente sentenza della Corte costituzionale n. 69/2025 apre uno spiraglio in presenza di infertilità e il quadro sociale, segnato da un numero crescente di famiglie monogenitoriali, rende il tema sempre più attuale e considerato da molti costituzionalmente sostenibile.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla crioconservazione degli ovociti. Il social freezing, pur con posizioni differenti, è stato interpretato come una scelta che coinvolge non solo la medicina, ma anche le politiche sociali, lavorative e familiari. Per alcuni ginecologi dovrebbe diventare un diritto da garantire alle donne che posticipano la maternità. Per altri deve essere inserito in un quadro più ampio di welfare e prevenzione. La diagnosi genetica preimpianto è stata definita un elemento essenziale del consenso informato: non informare adeguatamente le coppie può generare responsabilità medica, perché la PGT rappresenta prima di tutto il diritto a conoscere ciò che viene trasferito nell’utero.

Dal confronto è emerso inoltre l’impegno dell’ASP Palermo nel rafforzare la rete territoriale dedicata alla salute riproduttiva. L’azienda sanitaria ha illustrato un percorso che prevede l’utilizzo dei 41 consultori familiari come primo punto di screening per infertilità e PMA, la formazione dei ginecologi del territorio, l’adozione di un nuovo regolamento interaziendale per migliorare la presa in carico delle coppie e investimenti sulla salute mentale perinatale grazie a fondi europei destinati al cosiddetto “quarto trimestre”.

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